M o v i m e n t o C o o p e r a z i o n
e E d u c a t i v a

PROGETTO AQUILONE
Educazione interculturale e solidarietà tra Italia e Brasile
Il progetto Aquilone nasce attorno a una doppia sfida: in Brasile quella di restituire un futuro a bambini che vivono nella povertà, nella violenza e nell’emarginazione; in Italia quella di educare le generazioni del disincanto e dell’indifferenza nella fiducia che un mondo solidale è necessario e possibile.
Nonostante le lontananze geografiche e culturali, gli educatori che attivano lo scambio provano un forte senso di affinità, specialmente nella convinzione che l’emancipazione - individuale e sociale - non può che passare attraverso l’educazione. Ipotizzano che unire esperienze diverse (quella del MCE italiano, dell’educazione popolare di Freinet, e quella dell’educazione alla speranza del brasiliano Paolo Freire) possa risultare arricchente per entrambi.
Compie così i primi passi un progetto di cooperazione internazionale pensato insieme dai due partner, basato sulla reciprocità del dare, sul fare con e non sul fare per. Sorgono dei centri educativi nella periferia di Florianopolis, anche grazie al sostengo economico italiano, ma nasce soprattutto un’ amicizia e una pratica di educazione interculturale tra i bambini e le insegnanti di questi centri e gli allievi e le maestre di alcune scuole elementari italiane.
Oggi il progetto ha 18 anni di vita e coinvolge quattro centri educativi a Florianopolis (per un totale di 900 bambini), nove scuole elementari italiane e una ludoteca (per un totale di 1250 bambini). Gli italiani continuano a dare un appoggio economico, raccogliendo fondi con iniziative organizzate dalle scuole, ma i centri brasiliani funzionano ormai al 90 per cento con finanziamenti locali.
C’è uno scambio di corrispondenza tra i bambini, visite annuali degli educatori brasiliani nelle nostre scuole e dei nostri insegnanti nei loro centri; programmazioni didattiche che si misurano con una cultura diversa e con la nostra cultura vista da occhi diversi.
I bambini che 18 anni fa cominciarono a frequentare i progetti educativi in Brasile ora sono adulti. Alcuni hanno studiato, si sono laureati ed ora operano negli stessi centri. Sono la testimonianza più toccante del sogno fatto realtà.
Le attività dei centri educativi sono inserite in una rete più ampia, ideata e coordinata da Padre Vilson Groh, grande esponente della teologia della liberazione. In esse sono realizzati altri progetti:
· Il progetto “Aroeira”, finanziato dal governo federale e rivolto ogni anno a 1300 giovani tra i 14 ed i 24 anni, con una formazione umana e professionale per il primo impiego (ed inserimento nel mondo del lavoro, attraverso veri e propri protocolli con le imprese locali). I ragazzi “professionalizzati” attraverso questo progetto hanno costituito un gruppo denominato “Quebrando Corrientes”, che attualmente si corrisponde con gruppi italiani, uruguaiani, senegalesi.
· Il Progetto “Fruitos de Aroeira”, rivolto a 20 giovani tra i 14 ed i 20 anni, in situazione di estrema vulnerabilità sociale, con esperienze precocissime di violenze e omicidi commessi.
· Il progetto “IPC- Incubatrice Popolare di Cooperative”, per giovani tra i 16 ed i 24 anni. È stato riutilizzato l’ex obitorio della città (che in 4 anni aveva visto 840 giovani morti di morte violenta o a causa della tossicodipendenza) recuperando lo spazio anche dal punto di vista simbolico (da luogo di morte a luogo di speranza e di costruzione di possibilità per il futuro). Ogni anno 850 ragazzi della periferia imparano a costituire cooperative di imprenditoria giovanile per la produzione di beni e servizi (gastronomia, sartoria, strumenti musicali, tavole da surf…).
· Un progetto di modifica del carcere minorile S. Lucas, che accoglie circa 50 ragazzi e ragazze delle comunità che hanno commesso crimini ritenuti gravissimi. La proposta, attuata dal 2007, ha portato alla sostituzione del Direttore del carcere con una Direttrice Pedagogica che ai sistemi punitivi ha preferito modalità di cura, ascolto e attribuzione di chance e responsabilità concrete ai detenuti. Nel primo mese c’è stata una caduta del 90% delle evasioni, nonostante i ragazzi venissero portati regolarmente fuori dal carcere una volta a settimana per andare al cinema, al ristorante, a passeggiare... Il progetto è stato fortemente avversato dal personale del carcere e dall’opinione pubblica.
Nel 2007 una ricerca sociologica della città di Florianopolis ha attribuito a questa rete di progetti la responsabilità della diminuzione del 31,8% della criminalità giovanile.
LA RECIPROCITA’
Noi italiani abbiamo imparato dagli amici brasiliani a concepire una visione diversa del sentimento che sta dietro all’opposizione: non il valore pesante e negativo della lotta contro altri, ma una lotta come affermazione dei propri diritti, intrisa di speranza, bellezza e allegria, mentre noi la lotta la consideriamo la lotta tra chi perde e chi vince.
Questo grande apprendimento ci porta però verso un rischio: pensare e credere che la partecipazione al progetto abbia come destinatari quasi unici i bambini, le bambine ed i giovani di Florianopolis. È fuori discussione che il progetto Aquilone si rivolge a questi bambini, con l’urgenza e la pressione che non producono, però, senso di colpa o di impotenza.
Il nostro progetto è rivolto tuttavia anche ai bambini italiani, quei bambini che vivono situazioni di natura completamente diversa: non hanno bisogni primari da soddisfare, sono tutelati sotto molti punti di vista, eppure hanno dei bisogni che gli adulti faticano a leggere e a capire. In fondo infanzia italiana e brasiliana, nella loro specificità, ci comunicano il bisogno elementare e primario di esistere, di essere riconosciuti veramente, non solo sulla carta o nei proclami: un bambino curato e difeso oggi, sarà un adulto più attento, sensibile ed autentico domani.
Il Brasile e la sua lontananza hanno consentito di sperimentare la relazione in forma protetta. Diverso è lavorare sulla relazione autentica con l’altro vicino, perché la sua prossimità può costituire una minaccia vera e propria, generando chiusure e stereotipie che servono solo a difendere un’identità chiaramente debole e frammentaria.
Ogni territorio è un luogo di risonanza dell’incontro dei vari sé, ogni corpo può essere una cassa di risonanza della presenza degli altri. Ma chi ha paura non ha nessuna possibilità di comprendere e di essere compreso.
Solo il contatto, lo “scandalo” dell’incontro rende possibili ibridazioni, contaminazioni, sincretismi e trasformazioni, rendendo agibili cose e nomi in una dialettica Identità/Alterità, sicuramente difficile da affrontare.
Quindi, oltre al sogno brasiliano che un giorno nessun bambino sia leso nei suoi diritti o coinvolto nel crimine, possiamo coltivare il sogno italiano che un giorno nessun bambino abbia una visione individualistica e sia ridotto alla sola identità di consumatore.
Un sogno che coltivi il diritto di cittadinanza coniugato ai molteplici contesti italiani in cui opera l’Aquilone. Un sogno che generi operatività educativa in grado di costruire identità flessibili, aperte, capaci di mantenersi e di “co-evolvere” attraverso l’incontro con altre identità e culture.
DESCRIZIONE DEL PROGETTO
Il Progetto Aquilone è un progetto di educazione interculturale tra ITALIA e BRASILE. Una rete di scuole ed altre realtà educative italiane, a partire dal 1991, all’interno di percorsi formativi interculturali, costruisce relazioni di gemellaggio con quattro strutture educative (l’“Oficina do Saber/CEDEP”, la “Casa da Criança e do Adolescente”, il “CSMMS-Centro Social Marista Mont Serrat”, il “Centro Social Marista Celso Conte”) della periferia di Florianopolis, capitale dello Stato di Santa Catarina (Brasile) e, attraverso azioni di solidarietà, contribuisce ad assicurarne la continuità e l’efficacia di intervento.
CONTESTO
La realtà umana oggi è caratterizzata da un unico mondo regolato da una complessa serie di relazioni economiche, in cui tutto è interconnesso e frastagliato; un importante elemento è la permanente suddivisione del mondo in centro, semi-periferia e periferia (le aree che sono rimaste sino ad ora al di fuori della ricchezza del sistema mondiale, vi entrano in forma di periferia). Ed a causa della globalizzazione è sempre più difficile dire se ci troviamo al centro o alla periferia.
Esistono quindi un unico centro e un’unica periferia, dislocati, nella dimensione “macro”, in differenti regioni geopolitiche e compresenti, nella dimensione “micro”, all’interno di uno stesso territorio. Essi sono caratterizzati da una forte asimmetria economica che rende palese la differenza e la coesistenza tra chi ha accesso alle risorse e chi non ce l’ha.
Il senso attuale del progetto diventa allora il tentativo di creare e rinforzare una relazione di reciprocità tra persone di un’area del centro e di una periferia del pianeta, per costruire insieme il concetto di cittadinanza planetaria, che centri l’attenzione sull’interdipendenza tra tutti gli esseri viventi, a prescindere dal luogo in cui nascono e vivono, sia esso centro o periferia.
FINALITÀ
Sviluppare un pensiero aperto e flessibile, problematico e
antidogmatico, libero da stereotipi
Sviluppare un pensiero capace di decentrarsi
Favorire la scoperta e la comprensione di differenze e connessioni
tra culture diverse
Promuovere il riconoscimento del valore delle diversità e il
rispetto di esse
Promuovere lo spirito dell’accoglienza, dell’ospitalità e
dell’ascolto
Sostenere il processo di costruzione dell’ identità in un costante
confronto con “l’altro” vicino e lontano
Sollecitare una presa di coscienza degli squilibri e delle
ingiustizie sociali che trasformano le diversità in disuguaglianze
Sentirsi riconosciuti, bambini e bambine brasiliani/e e
italiani/i, all’interno di una relazione tra il Centro e la Periferia del Mondo,
nella quale si tenga conto anche dell’asimmetria economica
Avere una chance educativa per non essere espulsi dal diritto allo
studio
Sentirsi partecipi, grandi e piccoli, di una progettualità
condivisa, da entrambi le parti
Avere l’opportunità di confrontarsi con una
diversità/disuguaglianza lontana, per interagire con quella più prossima e
costruire la propria identità personale e culturale
Rielaborare il concetto di solidarietà come cooperazione,
cercando, da diversi punti di vista, la reciprocità della relazione
Rilanciare, come soggetti pubblici (con i genitori ed il
territorio), un progetto educativo connotato politicamente, che va contro
l’esclusione, l’insensibilità sociale, l’assistenzialismo di superficie.
LUOGHI E DESTINATARI
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ITALIA |
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BRASILE FLORIANOPOLIS (Santa Catarina) |
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ROMA · Scuola primaria “Trento e Trieste” (7 classi, 140 alunni, 11 insegnanti) · Scuola primaria “A. Raimondi” (7 classi, 135 alunni, 10 insegnanti) · Scuola Secondaria di I grado “L. Lombardo Radice” (4 classi, 85 alunni, 6 insegnanti) |
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Comunità di MONTECRISTO Centro educativo “Officina do Saber” (12 gruppi, 300 alunni, 16 educatori) |
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APRILIA (LT) · “II Circolo Didattico” - scuola primaria “Monte Grappa” (4 classi, 92 alunni, 5 insegnanti) - scuola dell’infanzia “Campo di Carne” (6 sezioni, 120 alunni, 12 insegnanti) · Liceo Scientifico “A. Meucci” (1 classi, 16 alunni, 4 insegnanti) |
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PISTOIA · Scuola primaria “G. Galilei” (4 classi, 100 alunni, 11 insegnanti)
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Comunità di MOCOTÒ Centro educativo “Casa da Criança e do Adolescente” (10 gruppi, 200 alunni, 10 educatori) |
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FERRARA · Scuola primaria “S. Martino” (7 classi, 121 alunni, 14 insegnanti)
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FIRENZE · Scuola primaria “Boccaccio” (10 classi, 209 alunni, 23 insegnanti)
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LATINA · “V Circolo Didattico” - Scuola primaria “L. Piccaro” (4 classi, 98 alunni, 6 insegnanti) - Scuola dell’Infanzia “S. Aleramo” (2 sezioni, 50 alunni, 4 insegnanti)
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Comunità di MONT SERRAT
Centro educativo “CSMMS-Centro Social Marista Mont Serrat” (10 gruppi, 200 alunni, 8 educatori) |
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NAPOLI · Ludoteca Cittadina (2 gruppi, 30 bambini, 5 educatori)
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Comunità ALTO DA CAIEIRA Centro educativo “CSMCC-Centro Social Marista Celso Conte” (10 gruppi, 200 alunni, 7 educatori) |
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TOTALE 60 gruppi, 1248 bambini, 113 educatori |
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TOTALE 42 gruppi, 900 bambini, 43 educatori |
LA RICERCA-AZIONE
Il progetto di scambio interculturale si realizza attraverso alcune attività, che rappresentano gli elementi connotanti la nostra ricerca-azione:
Il progetto, come costruzione della “relazione con l’altro”, è interno e di sfondo al curricolo. È occasione per non fare dell’intercultura una disciplina a parte, ma per stimolare e arricchire gli obiettivi cognitivi e formativi del processo educativo.
Ciascuna realtà brasiliana entra in un contatto specifico con una realtà italiana attraverso corrispondenze di materiali prodotti, lettere individuali e collettive, scambio di e mail e telefonate. È uno strumento di approssimazione nello scambio e nel confronto e un’occasione formativa.
I materiali, preparati per essere inviati ai bambini “gemellati”, costituiscono un oggetto di mediazione. In essi emerge il grande bisogno di mostrarsi, di essere visibili; prepararsi ad essere visto da un altro non costituisce una circostanza ordinaria, perché contiene un significato implicito: se c’è qualcuno che mi guarda da lontano, allora esisto.
I rapporti che si costruiscono si basano sulla significatività per i soggetti interagenti, imperniandosi sull’affettività piuttosto che sulla genericità e sull’anonimia dell’interlocutore, per evitare che l’asimmetria di contesto si traduca in unidirezionalità anziché in reciprocità di relazione: l’altro ha un volto, un corpo e un nome e l’interazione è un dialogo, non un monologo.
La reciprocità dello sguardo e la reciprocità nello scambio diventano quindi fattori centrali della relazione.
Ogni anno le scuole italiane si impegnano a raccogliere fondi per il funzionamento del progetto. Attualmente vengono raccolti circa 16000 € annui di cui 13000 € sono inviati in Brasile per garantire in parte il funzionamento dell’Oficina do Saber e per coprire le spese dei viaggi degli educatori brasiliani in Italia; i restanti fondi vengono utilizzati per la copertura delle spese di viaggio degli educatori italiani in Brasile e le spese di funzionamento.
All’interno del rapporto di reciprocità, la solidarietà non acuisce la distanza tra colui che dà e colui che riceve, perché non assume un punto di vista esclusivamente economico. La proposta del “fare con”, alternativa all’assistenzialismo del “fare per”, riconosce la complessità della relazione e sollecita a individuare l’uguaglianza nella diversità, attraverso la mediazione, la con-divisione e la con-prensione. La solidarietà diventa allora una possibilità per coniugare il bisogno di affermare il sé con l’attenzione all’altro, per sperimentare e verificare i molteplici vantaggi dei rapporti, fuori da una logica competitiva ed escludente.
In gennaio/febbraio, ogni anno, sono presenti in Italia per 40 giorni circa, due educatori/trici della rete brasiliana. Nel mese di agosto sono presenti a Florianopolis, per 30 giorni circa, educatori/trici italiani/e.
Questo garantisce, attraverso la mediazione culturale, il consolidamento della relazione, connotando la presenza dell’adulto/partner come mediazione culturale e approssimazione affettiva. Chi viaggia sa di portare con sé la presenza di tutti quelli che restano nel luogo d’origine e sa di incontrare l’altro per sé, ma anche per tutti gli altri.
La mediazione culturale avviene in un clima che spesso rasenta la magia. Parlando una lingua differente, i bambini riescono a capire tutto quello che gli educatori propongono e l’altro diventa una presenza concreta, vicina e significativa.
Nella rete italiana sono previste 40 ore annuali di formazione suddivise in quattro incontri/stages residenziali a cui partecipano i referenti ed altri insegnanti delle varie scuole. Uno degli incontri si svolge con la presenza degli educatori brasiliani durante il loro viaggio nelle scuole italiane. Ogni scuola, a turno, diventa sede di formazione per garantire la presenza massiccia degli insegnanti coinvolti.
Oltre all’elaborazione di elementi relativi alla didattica interculturale e all’organizzazione dei momenti salienti del progetto, durante i momenti della formazione si propongono laboratori per favorire nei partecipanti una metariflessione sugli atti educativi messi in pratica nelle varie realtà locali, senza perdere di vista l’unitarietà metodologica e politica dell’intera rete.
Le attività di formazione e aggiornamento continuano nelle singole scuole per sviluppare una ricerca pedagogica e didattica coerente con gli obiettivi del progetto nazionale e adeguata al contesto territoriale in cui sono inserite.
A fianco degli aspetti più strettamente connessi con l’attività didattica, in ogni realtà si attivano tutti quei rapporti con il territorio che possano favorire la crescita del progetto, una sua specificazione ed una sua più ampia pubblicizzazione nell’ottica di una collettiva presa di coscienza dei valori della solidarietà, della pace, della convivenza multiculturale.
COORDINATRICE DEL PROGETTO
Maria Cristina Martin
Via Tor Tre Ponti, 37 – 04013 Latina Scalo (LT)
Tel 0773 242227 Cell 338 4620822
E mail cristimartin@alice.it